Guida Pratica Base alla Dichiarazione dei Redditi 730
Indice
1. Cos'è il 730 e a cosa serve
2. Differenza tra 730 e Modello Unico/PF
3. Chi è obbligato e chi può presentare il 730
4. Scadenze e sanzioni per ritardo
8. Bonus e agevolazioni fiscali
9. Come compilare il 730 precompilato
10. CAF vs commercialista vs fai-da-te
11. Rimborso vs debito: come funziona il saldo
13. Novità annuali
14. Errori comuni e come evitarli
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Cos’è il 730 e a cosa serve
La dichiarazione dei redditi è un adempimento fiscale che ogni anno coinvolge milioni di contribuenti italiani. Tra le varie forme di dichiarazione, il modello 730 è di gran lunga la più diffusa tra i lavoratori dipendenti e i pensionati. Ma cos’è esattamente?
Il modello 730 è una dichiarazione dei redditi semplificata, pensata appositamente per i contribuenti che hanno un sostituto d’imposta — cioè un datore di lavoro o un ente pensionistico che già trattiene le tasse direttamente dalla busta paga o dalla pensione. Il termine “730” deriva dal numero del modello ministeriale che lo istituì originariamente.
La sua funzione principale è duplice: da un lato, consente al contribuente di comunicare al fisco tutti i redditi percepiti nell’anno precedente (ad esempio nel 2025 si dichiarano i redditi del 2024), le spese sostenute e le detrazioni a cui ha diritto. Dall’altro, permette di ottenere un conguaglio tra le imposte già versate durante l’anno (tramite le trattenute in busta paga) e quelle effettivamente dovute.
In pratica, il 730 serve per fare i conti con il fisco: se hai pagato più tasse del dovuto, ottieni un rimborso; se ne hai pagate meno, devi integrare la differenza. La grande comodità del 730 rispetto ad altri modelli è che il saldo — positivo o negativo — viene gestito direttamente dal datore di lavoro o dall’ente pensionistico, che provvederà a trattenere le somme dovute o a rimborsarle direttamente nella busta paga o nella rata di pensione.
Il 730 è utilizzabile solo da una fascia specifica di contribuenti, quelli con redditi da lavoro dipendente o assimilati e pensioni. Per tutti gli altri — lavoratori autonomi, titolari di partita IVA, imprenditori — esiste invece il modello Redditi PF (ex Unico).
Differenza tra 730 e Modello Unico/PF
Una delle domande più frequenti è: qual è la differenza tra il 730 e il Modello Unico (oggi chiamato “Redditi PF”)? La risposta è sostanziale e riguarda sia i soggetti che possono utilizzarli sia le modalità di gestione del saldo.
Il Modello 730 è riservato a:
- Lavoratori dipendenti (pubblici e privati)
- Pensionati
- Titolari di alcuni redditi assimilati al lavoro dipendente (come i cococo in determinate condizioni)
- Disoccupati che hanno un sostituto d’imposta
- Persone che percepiscono redditi di collaborazione coordinata e continuativa
Il Modello Redditi PF (ex Unico) è invece obbligatorio per:
- Lavoratori autonomi e titolari di partita IVA
- Imprenditori individuali
- Contribuenti con redditi di capitale elevati o plusvalenze significative
- Chi ha posseduto all’estero investimenti o attività finanziarie
- Chi deve presentare la dichiarazione per conto di persone decedute
- Contribuenti che non hanno un sostituto d’imposta
La differenza principale non è solo nei soggetti ammessi, ma anche nel meccanismo di pagamento. Con il 730, eventuali debiti o crediti vengono compensati direttamente in busta paga o in pensione, senza bisogno di versamenti autonomi. Con il Modello Redditi PF, invece, il contribuente deve provvedere personalmente al pagamento tramite F24 o, in caso di rimborso, attendere i tempi dell’Agenzia delle Entrate.
Un altro elemento distintivo è la complessità. Il 730 è un modello relativamente semplice, con pochi quadri da compilare, ed è quello che l’Agenzia delle Entrate mette a disposizione in forma precompilata, già riempito con i dati in suo possesso. Il Modello Redditi PF è invece molto più articolato, con numerosi quadri e sezioni, e richiede quasi sempre l’assistenza di un professionista.
C’è poi una differenza importante sulle scadenze: il 730 ordinario scade il 30 settembre di ogni anno (per la presentazione tramite CAF o professionista), mentre il Modello Redditi PF ha scadenza al 30 novembre. Il 730 precompilato online, invece, ha una scadenza anticipata al 15 ottobre per le modifiche e l’accettazione diretta.
Chi è obbligato e chi può presentare il 730
Non tutti i contribuenti sono obbligati a presentare la dichiarazione dei redditi. L’obbligo scatta solo al verificarsi di determinate condizioni reddituali e patrimoniali.
Chi è obbligato a presentare il 730
Sono obbligati a presentare il 730 (o il Modello Redditi PF, a seconda dei casi) i contribuenti che:
- Hanno avuto nel corso dell’anno due o più rapporti di lavoro dipendente o di pensione e devono sommare i redditi
- Hanno percepito redditi che non sono stati assoggettati a tassazione dal sostituto d’imposta (come affitti, redditi di terreni, redditi occasionali)
- Hanno spese che danno diritto a detrazioni o deduzioni (spese mediche, ristrutturazioni, interessi sul mutuo, ecc.) e vogliono beneficiarne
- Devono versare imposte sostitutive o addizionali
- Hanno percepito redditi di lavoro dipendente per i quali il sostituto d’imposta non ha potuto effettuare le dovute trattenute
Chi NON è obbligato
Non sono obbligati a presentare alcuna dichiarazione:
- I lavoratori dipendenti e pensionati che possiedono un solo reddito (da un unico datore di lavoro o ente pensionistico) e non hanno altre fonti di reddito né spese detraibili/deducibili
- Chi possiede esclusivamente redditi esenti (come alcune borse di studio, pensioni di invalidità, assegni per il nucleo familiare)
- I contribuenti con redditi inferiori al minimo imponibile (purché non abbiano altri obblighi dichiarativi)
Attenzione: anche chi non è obbligato, spesso ha convenienza a presentare il 730, ad esempio per recuperare le ritenute subite su interessi bancari o postali, oppure per ottenere il rimborso delle spese sanitarie o delle detrazioni per ristrutturazione. In altre parole, se hai sostenuto spese che danno diritto a detrazioni e non presenti la dichiarazione, perdi quei benefici.
Chi può presentare il 730 volontariamente
Possono presentare il 730, anche se non obbligati, tutti i soggetti che hanno un sostituto d’imposta e che rientrano nelle categorie previste. Questa possibilità è molto sfruttata da chi, pur avendo solo la pensione o lo stipendio, ha sostenuto spese mediche significative o ha effettuato lavori di ristrutturazione: presentando il 730 può recuperare le detrazioni spettanti.
Scadenze e sanzioni per ritardo
Le scadenze per la presentazione del 730 sono cambiate più volte negli ultimi anni, quindi è importante fare chiarezza sui termini attuali.
Termini di presentazione
Per la dichiarazione dei redditi relativa all’anno d’imposta 2024 (da presentare nel 2025), le scadenze sono le seguenti:
- 730 precompilato online tramite sito Agenzia delle Entrate: dal 30 aprile al 15 ottobre. Il contribuente può accettare il modello così com’è oppure modificarlo e inviarlo direttamente.
- 730 tramite CAF o professionista abilitato: dal 2 maggio al 30 settembre. I CAF e i commercialisti hanno tempo fino al 30 settembre per trasmettere all’Agenzia delle Entrate le dichiarazioni predisposte per i propri assistiti.
- 730 sostitutivo: entro il 25 febbraio dell’anno successivo, per correggere errori o omissioni.
Importante: puoi accedere al 730 precompilato direttamente sul sito dell’Agenzia delle Entrate con SPID, CIE, CNS o tramite l’app “IO”. Il sistema ti mostrerà i dati già inseriti (provenienti da CU, spese sanitarie, interessi passivi su mutui, premi assicurativi, contributi previdenziali, ecc.) che potrai modificare, integrare o confermare.
Sanzioni per ritardo
Se non presenti la dichiarazione entro i termini o la presenti in ritardo, scattano le sanzioni. Ecco un quadro delle principali:
- Dichiarazione presentata con ritardo entro 90 giorni: la sanzione va da 25 a 258 euro, ma può essere ridotta tramite ravvedimento operoso se il ritardo è contenuto.
- Dichiarazione presentata con oltre 90 giorni di ritardo (ma entro un anno): la sanzione è compresa tra 250 e 2.000 euro (dichiarazione tardiva). Se la dichiarazione non viene presentata affatto, si parla di “omessa dichiarazione”, con sanzioni ben più severe.
- Ravvedimento operoso: se ti accorgi dell’errore o del ritardo spontaneamente, prima che l’Agenzia ti notifichi un controllo, puoi rimediare pagando una sanzione ridotta in base ai giorni di ritardo:
– Entro 15 giorni: sanzione dello 0,1% al giorno dell’imposta dovuta
– Da 16 a 30 giorni: 1,5% dell’imposta
– Da 31 a 90 giorni: 1,67% dell’imposta
– Oltre 90 giorni ma entro un anno: 3,75% dell’imposta
– Oltre un anno: 4,29% dell’imposta
Consiglio pratico: se hai saltato la scadenza del 30 settembre (o del 15 ottobre per il precompilato), non aspettare oltre. Più tempo passa, più la sanzione cresce. Contatta subito un CAF o un commercialista per valutare le opzioni.
Sanzioni per infedele dichiarazione
Oltre alle sanzioni per ritardo, esistono sanzioni per errori sostanziali nella dichiarazione:
- Se dichiari un reddito inferiore a quello effettivo, la sanzione va dal 90% al 180% dell’imposta evasa (con un minimo di 250 euro)
- Se use detrazioni o deduzioni non spettanti: sanzione dal 100% al 200% della maggiore imposta accertata
Documenti necessari
Preparare i documenti prima di iniziare la dichiarazione è il modo migliore per evitare errori e dimenticanze. Ecco un elenco completo di ciò che ti serve.
Documenti obbligatori
1. Certificazione Unica (CU) — È il documento principale, rilasciato dal datore di lavoro o dall’ente pensionistico entro il 16 marzo di ogni anno. Contiene tutti i redditi da lavoro dipendente o pensione percepiti l’anno precedente, le ritenute subite, i contributi previdenziali versati e altri dati fiscali. Se hai avuto più datori di lavoro, devi avere tutte le CU di ciascuno. Se non hai ricevuto la CU, puoi scaricarla dall’area riservata dell’Agenzia delle Entrate o dal cassetto fiscale del sostituto d’imposta.
2. Carta d’identità e codice fiscale — Per identificarti e per autorizzare il CAF o il professionista.
Documenti per spese detraibili e deducibili
3. Ricevute e fatture delle spese mediche — Tutti gli scontrini, ricevute, fatture di visite specialistiche, analisi, acquisti di farmaci in farmacia (anche quelli con ricetta), cure dentistiche, occhiali da vista (con prescrizione medica), dispositivi medici, spese per il trasporto di malati, spese per prestazioni chirurgiche. Attenzione: sono detraibili solo le spese che superano la franchigia di 129,11 euro, e la detrazione è del 19% sull’importo eccedente.
4. Interessi passivi sul mutuo — Certificazione della banca o della finanziaria che attesta gli interessi pagati nell’anno per il mutuo ipotecario sulla prima casa. La detrazione è del 19% sull’importo, fino a un massimo di 4.000 euro di interessi all’anno.
5. Ricevute per ristrutturazioni edilizie — Fatture dei lavori di ristrutturazione, bonifici parlanti (quelli con causale, codice fiscale e partita IVA), comunicazione all’ENEA per il risparmio energetico. Le detrazioni più comuni sono:
– Bonus ristrutturazione 50%: per interventi di manutenzione straordinaria, restauro, risanamento conservativo
– Ecobonus: per interventi di efficientamento energetico (caldaie, infissi, isolamento termico)
6. Ricevute per bonus mobili — Fatture di acquisto di mobili nuovi (letti, armadi, divani, tavoli, elettrodomestici di classe energetica elevata) destinati ad arredare un immobile oggetto di ristrutturazione.
7. Spese per istruzione — Ricevute di iscrizione a scuola (dalla materna alla secondaria di secondo grado, anche private paritarie), tasse universitarie (sia pubbliche che private), corsi di laurea, master, dottorati. Per la scuola dell’obbligo la detrazione è del 19% sulla spesa fino a 800 euro per studente. Per l’università, le tasse sono detraibili per intero (il 19% senza limiti, ma con riferimento alle tasse ufficiali delle università statali; per quelle private ci sono limiti diversi).
8. Premi assicurativi — Copia dei contratti di assicurazione sulla vita, infortuni, o per la non autosufficienza (Long Term Care). Devono riguardare polizze stipulate entro il 31 dicembre dell’anno di dichiarazione. La detrazione è del 19% sul premio pagato, fino a 530 euro per le polizze vita e infortuni (per le polizze contro gli infortuni il limite è 1.291,14 euro).
9. Contributi previdenziali e assistenziali — Ricevute di versamenti volontari INPS, contributi per colf e badanti, contributi per la previdenza complementare (Fondi pensione, PIP, ecc.). Questi sono deducibili dal reddito complessivo, non semplicemente detraibili.
10. Spese per animali domestici — Le spese veterinarie sono detraibili al 19% sulla parte che supera 129,11 euro, con un limite massimo di 550 euro.
11. Abbonamenti ai servizi di trasporto pubblico — Abbonamenti a bus, metro, tram, treni locali. Detrazione del 19% sull’importo, fino a un massimo di 250 euro.
12. Spese per attività sportive dei figli — Spese per l’iscrizione a palestre, piscine, centri sportivi per ragazzi di età compresa tra 5 e 18 anni (non compiuti). Detrazione del 19% su massimo 210 euro annui per figlio.
13. Erogazioni liberali — Donazioni a enti del Terzo Settore, ONLUS, associazioni di promozione sociale, fondazioni, partiti politici, organizzazioni umanitarie. Le erogazioni liberali sono deducibili o detraibili a seconda del tipo di ente e del regime fiscale scelto.
14. Spese funebri — Fino a 1.550 euro per decesso, detraibili al 19%.
Documenti per il coniuge e i familiari a carico
Se hai familiari a carico, ti servono anche:
- Certificazione dei redditi del coniuge e dei familiari che intendi dichiarare a carico (devono avere un reddito complessivo annuo non superiore a 2.840,51 euro, salvo alcune eccezioni)
- Documentazione delle spese sostenute per i familiari a carico (mediche, istruzione, ecc.)
Altri documenti utili
- Canoni di affitto: Ricevute dei canoni di locazione se sei in affitto (detrazione per inquilini)
- Spese per badanti e colf: Contributi INPS pagati per il personale domestico
- Redditi di terreni e fabbricati: Se possiedi terreni o immobili diversi dalla prima casa
- Redditi da lavoro intermittente, occasionale: Eventuali certificazioni aggiuntive
- Documentazione di riscatti di fondi pensione: Se hai parzialmente o totalmente liquidato posizioni in fondi pensione
Spese detraibili
Le spese detraibili sono quelle che diminuiscono l’IRPEF lorda, cioè l’imposta che devi pagare. In pratica, da ciò che devi al fisco, sottrai una percentuale di quanto hai speso. La detrazione più comune è del 19% sull’importo (al netto di eventuali franchigie). Ecco un approfondimento sulle principali.
Spese sanitarie
Le spese mediche sono tra le più note e utilizzate. Sono detraibili al 19% per la parte che supera la franchigia di 129,11 euro. Quindi, se hai speso 1.000 euro di spese mediche in un anno, la detrazione si calcola su (1.000 – 129,11) = 870,89 euro, e il risparmio fiscale sarà il 19% di 870,89 euro, pari a circa 165,47 euro.
Rientrano in questa categoria:
- Visite mediche specialistiche (oculista, cardiologo, dermatologo, ecc.)
- Analisi cliniche e esami diagnostici
- Farmaci (anche senza ricetta, ma devi conservare lo scontrino con codice fiscale)
- Cure dentistiche (otturazioni, protesi, implantologia, igiene orale)
- Occhiali da vista e lenti a contatto correttive (con prescrizione medica)
- Psicoterapia e sedute psicologiche
- Trasporto in ambulanza
- Dispositivi medici (protesi, apparecchi ortopedici)
- Spese per l’assistenza specifica (badanti con qualifica specifica, in alcuni casi)
Importante: le spese sostenute per familiari a carico si sommano a quelle del contribuente e concorrono al raggiungimento della franchigia unica. L’unica eccezione è il coniuge a carico, per il quale le spese si cumulano separatamente fino a raggiungere la propria franchigia.
Interessi passivi sul mutuo
Se hai acceso un mutuo ipotecario per l’acquisto della prima casa, puoi detrarre il 19% degli interessi passivi, degli oneri accessori e delle commissioni bancarie, fino a un massimo di 4.000 euro all’anno. La detrazione massima è quindi di 760 euro (il 19% di 4.000).
Condizioni:
- Il mutuo deve essere acceso per l’acquisto dell’immobile (non per costruzione o ristrutturazione)
- L’immobile deve essere adibito ad abitazione principale entro un anno dall’acquisto
- Il mutuo deve essere ipotecario (non personale)
- La detrazione spetta al proprietario dell’immobile che è anche intestatario del mutuo
Spese per l’istruzione
Le spese per l’istruzione sono detraibili al 19%. Si dividono in due macro-categorie:
Istruzione scolastica (dalla materna alla secondaria di secondo grado, incluse le scuole private paritarie):
- Detrazione del 19% su un importo massimo di 800 euro per studente
- Sono comprese le spese di iscrizione, frequenza, mensa, gite scolastiche, trasporto scolastico
Istruzione universitaria:
- Tasse e contributi per università statali: interamente detraibili (il 19% della spesa totale, senza limiti massimi, purché si tratti di non più di quanto previsto dalla tassazione annuale)
- Università private: detrazione nei limiti delle tasse ufficiali previste per i corsi di laurea delle università statali
Spese per l’affitto
Anche gli inquilini hanno diritto a detrazioni:
- Locatari di prima casa nel mercato libero: detrazione fino a 300 euro se il reddito complessivo non supera 15.493,71 euro
- Locatari di prima casa con contratto a canone concordato: detrazione fino a 495,80 euro (con reddito sotto i 15.493,71 euro)
- Giovani tra 20 e 30 anni: per i primi 3 anni di contratto di affitto per abitazione diversa dalla prima casa dei genitori, detrazione fino a 2.000 euro
Altre spese detraibili minori
- Spese funebri: detrazione del 19% su un massimo di 1.550 euro per decesso
- Abbonamenti ai mezzi pubblici: 19% su un massimo di 250 euro
- Spese per cani guida: 19% senza limiti
- Spese veterinarie: 19% sulla parte che supera 129,11 euro, con un massimo di 550 euro
- Assicurazioni vita e infortuni: 19% su un massimo di 530 euro (per le polizze vita) e fino a 1.291,14 euro per le polizze infortuni
- Assicurazioni per la non autosufficienza (LTC): 19% su un massimo di 1.291,14 euro
- Spese per attività sportive dei figli (5-18 anni): 19% su massimo 210 euro annui per figlio
- Erogazioni liberali a partiti politici: 26% su importi da 30 a 30.000 euro annuali
- Contributi associativi a società di mutuo soccorso: 19% su massimo 1.300 euro
Spese deducibili
Mentre le spese detraibili riducono l’imposta, le spese deducibili riducono il reddito complessivo su cui si calcola l’imposta. In pratica, se hai un reddito di 30.000 euro e sostieni spese deducibili per 3.000 euro, pagherai le imposte su 27.000 euro, con un risparmio che dipende dallo scaglione IRPEF in cui ti trovi.
Contributi previdenziali
Sono interamente deducibili dal reddito complessivo:
- Contributi obbligatori versati all’INPS o ad altre forme di previdenza obbligatoria (come ENPAM, INPGI, ecc.)
- Contributi volontari INPS (per chi interrompe il lavoro e versa volontariamente per mantenere la copertura previdenziale)
- Contributi per la ricongiunzione di periodi assicurativi
- Contributi versati per colf e badanti (fino al 2025, la deduzione è prevista per la quota a carico del datore di lavoro)
- Contributi versati a fondi di previdenza integrativa (fondi pensione aperti, chiusi, PIP): fino a 5.164,57 euro annui
Contributi per la previdenza complementare
I contributi versati a forme di previdenza complementare (Fondi pensione negoziali, aperti, PIP) sono deducibili dal reddito complessivo fino a un limite massimo annuo di 5.164,57 euro. Se il totale dei contributi versati supera questo importo, la parte eccedente non è deducibile, ma può essere recuperata nei successivi cinque anni (principio dei “contributi non dedotti”).
Attenzione: se il tuo datore di lavoro versa anche lui contributi al fondo pensione (TFR o contributo a suo carico), anche questi concorrono al raggiungimento del limite.
Assegni periodici corrisposti al coniuge
Gli assegni di mantenimento corrisposti all’ex coniuge (in caso di separazione legale o divorzio) sono deducibili dal reddito complessivo del coniuge che li versa, a condizione che:
- Siano stabiliti dal giudice con apposita sentenza
- Siano corrisposti regolarmente
- Non riguardino il mantenimento dei figli (quelli sono invece detraibili al 19%)
Importante: gli assegni corrisposti al coniuge sono deducibili per chi li versa e costituiscono reddito per chi li riceve.
Erogazioni liberali (donazioni)
Le erogazioni liberali a determinati enti sono deducibili dal reddito complessivo. In particolare:
- ONLUS e organizzazioni umanitarie: deducibili fino a 30.000 euro o, in alternativa, detraibili al 30% (scegliendo il regime più favorevole)
- Enti del Terzo Settore (ETS): dal 2022, per il 5 per mille, e deduzioni specifiche
- Donazioni alla Chiesa Cattolica: deducibili fino a 1.032,91 euro annui per l’8 per mille
- Erogazioni a favore di università, enti di ricerca, fondazioni: deducibili senza limiti
- Erogazioni a favore di partiti politici: in questo caso si tratta di detrazione (26%), non di deduzione
Altre spese deducibili
- Spese mediche generiche e specialistiche per i portatori di handicap: deducibili (non solo detraibili) se documentate, senza franchigia
- Assegni periodici corrisposti in base a testamento o donazione modale: deducibili se costituiscono reddito per il percipiente
- Contributi versati per il riscatto della laurea: deducibili interamente
- Spese per l’acquisto di servizi di interpretariato dai sordi: deducibili
Bonus e agevolazioni fiscali
L’Italia offre numerosi bonus edilizi e agevolazioni fiscali per incentivare determinati comportamenti (ristrutturare casa, risparmiare energia, mettere in sicurezza gli edifici, ecc.). Vediamo i principali.
Bonus ristrutturazione edilizia (50%)
È una delle detrazioni più utilizzate. Prevede una detrazione IRPEF del 50% sulle spese sostenute fino a un massimo di 96.000 euro per unità immobiliare.
Interventi agevolati:
- Manutenzione straordinaria (sostituzione impianti, rifacimento bagni, tinteggiatura esterna)
- Restauro e risanamento conservativo
- Ristrutturazione edilizia (cambio di destinazione d’uso, modifiche strutturali)
- Manutenzione ordinaria solo se parte di un intervento più complesso già agevolato
Come funziona: la detrazione è ripartita in 10 quote annuali di pari importo. Se la spesa è di 20.000 euro, la detrazione totale è di 10.000 euro (50%), che verranno recuperati in 10 anni con 1.000 euro all’anno.
Requisiti fondamentali:
- Pagamento tramite bonifico parlante (con indicazione di causale, codice fiscale del beneficiario e partita IVA del percettore)
- Comunicazione preventiva all’ENEA (per gli interventi che comportano risparmio energetico)
- Indicazione dei dati catastali dell’immobile nella dichiarazione
Ecobonus (dal 50% al 65%)
L’Ecobonus è riservato agli interventi di efficientamento energetico. Le detrazioni vanno dal 50% al 65% a seconda del tipo di intervento:
- 65%: sostituzione di impianti di climatizzazione invernale con caldaie a condensazione (classe A o superiore), pompe di calore, impianti geotermici, collettori solari, schermature solari, infissi, coibentazione di coperture e pareti, building automation
- 50%: sostituzione di infissi e serramenti, sostituzione di caldaie tradizionali con caldaie a condensazione (classe B)
- Limite di spesa per infissi: 60.000 euro
Attenzione: l’Ecobonus con detrazione al 65% richiede sempre l’invio della documentazione all’ENEA entro 90 giorni dalla fine dei lavori.
Sismabonus
Per interventi di messa in sicurezza antisismica degli edifici (riduzione del rischio sismico), la detrazione varia dal 50% all’85% a seconda della riduzione del rischio ottenuta:
- 50%: interventi su edifici situati in zone sismiche a media-alta pericolosità
- 70-75%: se si riduce di una classe di rischio
- 80-85%: se si riduce di due classi di rischio (Sismabonus acquisti)
Il limite di spesa è di 96.000 euro per unità immobiliare per gli interventi su singole unità, ma sale fino a 144.000 euro per gli interventi su parti comuni di edifici condominiali. Anche in questo caso la detrazione è ripartita in 10 rate annuali.
Bonus mobili
È collegato al bonus ristrutturazione: se hai fatto lavori di ristrutturazione (anche solo manutenzione straordinaria) a partire dal 1° gennaio dell’anno precedente, puoi detrarre il 50% dell’acquisto di mobili nuovi destinati all’arredo dell’immobile ristrutturato. Il limite massimo di spesa agevolabile è variato negli anni; per i lavori avviati a partire dal 2024, il limite attuale è di 8.000 euro (in calo rispetto agli anni passati).
Cosa si può acquistare: letti, armadi, divani, tavoli, sedie, librerie, elettrodomestici di classe energetica non inferiore alla A (per i forni, alla A+), cucine, complementi d’arredo. Sono esclusi porte, pavimentazioni, tende, elettrodomestici di classe inferiore.
Bonus verde
Per la sistemazione di giardini e terrazzi, la detrazione è del 36% su un massimo di 5.000 euro per unità immobiliare. Sono incluse:
- Progettazione e sistemazione di aree verdi
- Recinzioni, pozzi, impianti di irrigazione
- Coperture a verde e giardini pensili
La detrazione è ripartita in 10 quote annuali.
Bonus facciate
Per il 2025, il Bonus Facciate è stato ridimensionato rispetto al passato: non è più previsto come detrazione autonoma. Al suo posto, per gli interventi sulle facciate degli edifici (solo pulitura e tinteggiatura esterna) si applicano le normali detrazioni per ristrutturazione edilizia al 50%. Per gli interventi che riguardano solo le facciate senza opere di ristrutturazione interna, occorre verificare le disposizioni annuali della legge di bilancio.
Superbonus (situazione attuale)
Il Superbonus 110% (ora ridotto progressivamente) ha subito numerose modifiche. Per il 2025:
- L’aliquota è al 65% per i condomini che hanno già iniziato i lavori entro determinate date
- Per le villette unifuniliari, è decaduto salvo casi particolari (come i danneggiati da eventi sismici)
- La cessione del credito e lo sconto in fattura sono fortemente limitati
Come compilare il 730 precompilato
L’Agenzia delle Entrate mette a disposizione dal 2015 il 730 precompilato, un modello già riempito con i dati in possesso dell’amministrazione finanziaria. È accessibile a tutti i contribuenti che hanno presentato il 730 negli anni precedenti o che hanno un sostituto d’imposta.
Accesso al modello precompilato
Puoi accedere al 730 precompilato in due modi:
1. Direttamente sul sito dell’Agenzia delle Entrate (www.agenziaentrate.gov.it) nella sezione “730 precompilato” con le tue credenziali:
– SPID (Sistema Pubblico di Identità Digitale) — il metodo più diffuso
– CIE (Carta d’Identità Elettronica) — con il lettore di smart card o NFC
– CNS (Carta Nazionale dei Servizi) — la tessera sanitaria elettronica
2. Tramite un intermediario (CAF o commercialista), a cui dai l’autorizzazione ad accedere ai tuoi dati fiscali
Verifica dei dati
Una volta entrato nel sistema, ti troverai davanti a una pagina che riassume:
- I tuoi redditi: importi e sostituti d’imposta (da CU)
- Le spese sanitarie: caricate automaticamente dal Sistema Tessera Sanitaria (farmacie, medici, strutture sanitarie che hanno trasmesso i dati)
- Gli interessi passivi sul mutuo: trasmessi dalle banche
- I premi assicurativi: comunicati dalle compagnie assicurative
- I contributi previdenziali: comunicati dall’INPS e da altri enti
- Le spese per l’istruzione universitaria: trasmesse dalle università
- Le erogazioni liberali: pervenute da ONLUS e altri enti
Cosa controllare:
- Che i redditi siano corretti e completi (se hai avuto più CU, devono essere tutte presenti)
- Che le spese sanitarie siano tutte riportate (a volte piccole farmacie o studi medici non trasmettono i dati)
- Che non manchino spese che hai sostenuto e di cui hai la documentazione (se mancano, puoi aggiungerle manualmente)
Modifica del modello
Il 730 precompilato può essere:
1. Accettato così com’è — Se tutti i dati sono corretti, puoi cliccare su “Accetta”. In questo caso, se vengono riscontrati errori in futuro, le sanzioni sono ridotte.
2. Modificato e integrato — Puoi aggiungere spese non presenti (come ristrutturazioni, affitti, spese per l’istruzione non universitaria, assegni al coniuge, ecc.) oppure correggere dati errati.
Come integrare le spese mancanti:
- Vai alla sezione “Detrazioni” o “Oneri”
- Seleziona la tipologia di spesa (mediche, ristrutturazione, assicurazioni, ecc.)
- Inserisci l’importo e i dati richiesti (codice fiscale del percettore, numero fattura, ecc.)
- Per le ristrutturazioni, devi anche inserire i dati catastali e quelli del bonifico
Attenzione: se modifichi il modello precompilato, perdi la “precompilata immunità” che garantisce sanzioni ridotte in caso di controllo. Tuttavia, è meglio modificare correttamente che lasciare dati incompleti.
Invio del modello
Una volta completato il modello, hai due opzioni per l’invio:
1. Invio diretto — Se hai modificato il modello, lo invii tu stesso tramite il sito dell’Agenzia delle Entrate. Dopo l’invio, riceverai una ricevuta di avvenuta presentazione con un codice identificativo (ID) che dovresti conservare.
2. Invio tramite CAF o professionista — Se preferisci, puoi recarti presso un CAF o un commercialista, che verificherà il modello e lo invierà per te, rilasciandoti una copia vidimata.
Tempistiche
- Dal 30 aprile al 15 ottobre: puoi accettare o modificare il precompilato online
- Dal 30 aprile al 30 settembre: puoi rivolgerti a CAF o professionista (anche se operativamente, molti CAF iniziano a ricevere già da fine aprile)
Vantaggi del precompilato
- Semplicità: molti dati sono già inseriti
- Sanzioni ridotte: se accetti senza modifiche, in caso di errori nei dati precompilati le sanzioni sono dimezzate
- Rimborso più rapido: la procedura telematica accelera i tempi
Svantaggi e limiti
- Non tutte le spese sono precompilate: ristrutturazioni, affitti, spese scolastiche non universitarie vanno inserite a mano
- Possibili errori nei dati sanitari: a volte farmacie o strutture sanitarie sbagliano a trasmettere i dati
- Assenza di alcune CU: se il datore di lavoro non ha trasmesso la CU in tempo, il modello potrebbe non contenere tutti i redditi
CAF vs commercialista vs fai-da-te
Quando arriva il momento della dichiarazione, molti contribuenti si chiedono: conviene fare da soli, andare al CAF o rivolgersi a un commercialista? La risposta dipende dalle proprie competenze, dalla complessità della dichiarazione e dal budget disponibile.
Fai-da-te: 730 precompilato online
Vantaggi:
- Gratuito (o quasi, considerando solo il costo del tempo impiegato)
- Comodo: si fa da casa con SPID o CIE
- Controllo diretto: hai il polso della situazione e impari come funziona
- Sanzioni ridotte: se il precompilato viene accettato senza modifiche, le sanzioni sono ridotte al minimo
Svantaggi:
- Necessita di competenze base: devi sapere dove cercare i dati e come inserire le spese extra
- Rischio di dimenticare detrazioni: se non sai che una spesa è detraibile, rischi di non beneficiarne
- Nessun controllo sostanziale: un professionista può individuare errori o ottimizzazioni che tu non vedi
- Nessuna responsabilità: se sbagli, la responsabilità è tutta tua
Quando conviene: se hai una situazione semplice (unico reddito, poche spese detraibili standard, nessuna ristrutturazione, nessun affitto, nessun reddito extra) e hai un minimo di dimestichezza con il computer.
CAF (Centro di Assistenza Fiscale)
Vantaggi:
- Costo contenuto: di solito tra 50 e 90 euro per il 730. Può essere gratuito per alcune categorie (pensionati a basso reddito, dipendenti iscritti a determinati sindacati)
- Assistenza professionale: gli operatori sono formati e aggiornati sulle normative
- Responsabilità: il CAF è responsabile per eventuali errori commessi (se hai fornito documenti corretti)
- Tranquillità: non devi preoccuparti della procedura telematica
Svantaggi:
- Coda e attese: nei periodi di punta (maggio-settembre) le attese possono essere lunghe
- Standardizzazione: gli operatori seguono procedure standard e potrebbero non cogliere dettagli particolari
- Possibili errori: se il CAF è sovraccarico, possono capitare sviste (anche se sono responsabili, risolvere è comunque stressante)
Quando conviene: nella stragrande maggioranza dei casi. Per un lavoratore dipendente o pensionato con situazione medio-semplice, il CAF è il punto di equilibrio ideale tra costo e affidabilità.
Commercialista
Vantaggi:
- Massima competenza: un commercialista è un professionista abilitato, con formazione approfondita
- Personalizzazione: analizza la tua situazione specifica e cerca di ottimizzare le detrazioni
- Gestione di casi complessi: ideale per chi ha redditi da affitto, partita IVA, ristrutturazioni importanti, successioni, redditi esteri
- Consulenza continuativa: può darti indicazioni anche per gli anni successivi
Svantaggi:
- Costo elevato: in genere da 100 a 300 euro per un 730 semplice; di più se la situazione è complessa
- Non sempre necessario: se hai una situazione semplice, paghi per un servizio che potresti ottenere con meno spesa
Quando conviene: se hai una situazione complessa (partita IVA, affitti multipli, redditi esteri, ristrutturazioni importanti, successioni, ecc.), o se hai dubbi sulla corretta compilazione. Inoltre, se negli anni scorsi hai avuto problemi con CAF o fai-da-te, un commercialista dà maggiore tranquillità.
Tabella riepilogativa dei costi
Opzione | Costo indicativo | Ideale per
— | — | —
Fai-da-te | Gratuito | Situazioni semplici, competenze informatiche base
CAF | 50-90 € | Lavoratori dipendenti e pensionati con situazione medio-semplice
Commercialista | 100-300+ € | Partite IVA, situazioni complesse, alto reddito
Rimborso vs debito: come funziona il saldo
Uno dei momenti più attesi (o temuti) della dichiarazione dei redditi è il saldo finale. Quando presenti il 730, il sistema calcola la differenza tra quanto hai già pagato (tramite le ritenute in busta paga o pensione) e quanto effettivamente dovresti pagare in base ai redditi dichiarati e alle detrazioni/deduzioni spettanti.
Come funziona il rimborso
Se hai pagato più tasse di quante ne devi, ottieni un rimborso. Questo accade tipicamente se:
- Hai avuto molte spese detraibili (mediche, ristrutturazioni, assicurazioni)
- Hai familiari a carico (coniuge, figli, genitori) che hanno ridotto l’imposta
- Hai subito ritenute alla fonte su redditi diversi (interessi bancari, dividendi)
- Il tuo datore di lavoro ha trattenuto più del dovuto
Come viene erogato:
- Il datore di lavoro o l’ente pensionistico ti rimborsa direttamente nella busta paga o nella rata di pensione del mese successivo alla presentazione del 730 (di solito tra luglio e dicembre)
- Se non hai un sostituto d’imposta, il rimborso viene erogato dall’Agenzia delle Entrate tramite bonifico o assegno
Tempistiche:
- 730 presentato tra maggio e giugno: rimborso nella busta paga di luglio o agosto
- 730 presentato tra luglio e settembre: rimborso nella busta paga di ottobre o novembre
- 730 precompilato presentato direttamente: i tempi possono essere più rapidi
Come funziona il debito
Se hai pagato meno tasse di quante ne devi, devi integrare la differenza. Questo accade tipicamente se:
- Hai avuto più di un datore di lavoro e le ritenute non sono state sufficienti (le addizionali comunali e regionali spesso non sono state calcolate correttamente dal secondo datore)
- Hai avuto redditi senza ritenuta (affitti, redditi occasionali, lavoro autonomo occasionale)
- Hai percepito redditi che non sono stati tassati alla fonte
Come viene trattenuto:
- Il datore di lavoro o l’ente pensionistico trattiene l’importo dovuto direttamente dalla busta paga o dalla pensione, di solito in rate mensili
- Se l’importo è elevato, puoi richiedere la rateizzazione (fino a 20 rate mensili)
- Se non hai un sostituto d’imposta, devi pagare tramite F24
Rateizzazione:
Se il debito supera i 60 euro, il datore di lavoro lo rateizza automaticamente in busta paga, di solito in 4-6 rate. Se l’importo è molto elevato, puoi chiedere espressamente una rateizzazione più lunga (fino a 20 rate).
Conguaglio
Il conguaglio è il calcolo che il sostituto d’imposta fa per adeguare le ritenute future sulla base del risultato del 730. Se, ad esempio, hai avuto un rimborso perché hai pagato troppo, il sostituto potrebbe ridurre le ritenute future (conguaglio negativo). Se invece hai un debito, le ritenute future potrebbero aumentare (conguaglio positivo).
Cosa fare se non hai un sostituto d’imposta
Se sei disoccupato, o il tuo datore di lavoro non fa da sostituto d’imposta (ad esempio, contratti atipici o a termine), il saldo viene gestito dall’Agenzia delle Entrate:
- Rimborso: riceverai un bonifico o un assegno dall’Agenzia
- Debito: dovrai pagare tramite F24 (online o in banca) entro le scadenze previste
Congiunto vs separato
Quando si parla di dichiarazione dei redditi per i coniugi, esiste la possibilità di scegliere tra dichiarazione congiunta e separata. Ecco cosa cambia.
Dichiarazione separata (regola generale)
Nella maggior parte dei casi, ogni coniuge presenta la propria dichiarazione dei redditi separatamente. Questa è la regola di default e si applica a tutti, indipendentemente dal regime patrimoniale (comunione o separazione dei beni).
Vantaggi:
- Ogni coniuge è autonomo nella gestione delle proprie detrazioni e deduzioni
- Le addizionali comunali e regionali si applicano al reddito individuale
- Non c’è il rischio di perdere detrazioni per effetto del cumulo dei redditi (scaglione IRPEF più alto)
Svantaggi:
- Non si può beneficiare della progressività delle aliquote sul reddito familiare complessivo
Dichiarazione congiunta
Il 730 congiunto è un’opzione riservata ai coniugi non legalmente separati, che possono unire i propri redditi in un’unica dichiarazione.
Come funziona:
- I redditi di entrambi vengono sommati
- Le imposte si calcolano sul totale
- Le detrazioni per carichi di famiglia (figli, coniuge a carico) si applicano sul reddito complessivo
- La firma è di uno dei due coniugi (quello che presenta la dichiarazione)
Vantaggi:
- Se uno dei due coniugi ha un reddito basso o nullo, la progressività delle aliquote può far risparmiare (il reddito complessivo potrebbe scontare aliquote medie inferiori)
- Unificazione delle pratiche: un solo modulo, una sola presentazione
Svantaggi:
- Responsabilità congiunta: entrambi i coniugi sono solidalmente responsabili per eventuali errori o omissioni
- Perdita di detrazioni: se i redditi sommati sono elevati, alcune detrazioni potrebbero ridursi (ad esempio, le detrazioni per figli a carico si basano sul reddito complessivo familiare)
- Addizionali: si applicano al reddito complessivo, quindi se un coniuge ha un reddito molto più alto dell’altro, l’addizionale regionale/comunale può essere più alta rispetto alla dichiarazione separata
Quando conviene la dichiarazione congiunta?
La scelta tra congiunto e separato non è sempre semplice. Ecco alcuni casi tipici:
Conviene il congiunto quando:
- Un coniuge ha un reddito molto basso (o nullo) e l’altro ha un reddito medio-alto. In questo caso, il cumulo dei redditi può far sì che l’aliquota media sia inferiore a quella che si avrebbe separatamente.
- Ci sono molti figli a carico e si vogliono concentrare tutte le detrazioni in un’unica dichiarazione.
Conviene il separato quando:
- Entrambi i coniugi hanno redditi simili
- Un coniuge ha un reddito elevato e l’altro medio-basso: il cumulo potrebbe far scattare aliquote più alte
- Si vogliono evitare responsabilità congiunte
Importante: il 730 congiunto non è più possibile (o è fortemente sconsigliato) per coppie con redditi complessivi superiori a determinati importi, perché il beneficio della progressività viene meno.
Regime dei beni
Il regime patrimoniale (comunione o separazione dei beni) non ha effetto sulla scelta tra dichiarazione congiunta o separata. I redditi si dichiarano comunque per il possessore, indipendentemente dal regime adottato. L’unica differenza riguarda i redditi di fabbricati e terreni che, in comunione dei beni, vanno dichiarati pro-quota da ciascun coniuge.
Novità annuali
La normativa fiscale italiana cambia ogni anno con la Legge di Bilancio e con altri provvedimenti. Ecco le novità più significative per il 2025 (relative ai redditi 2024) rispetto agli anni precedenti.
Modifiche alle aliquote IRPEF
Dal 2024, le aliquote IRPEF sono state ridotte da 4 a 3 scaglioni:
- 23% per redditi fino a 28.000 euro
- 35% per redditi da 28.001 a 50.000 euro
- 43% per redditi oltre 50.000 euro
Questa modifica ha semplificato il sistema e, per molti contribuenti, ha comportato un leggero risparmio fiscale rispetto agli anni precedenti.
Taglio del cuneo fiscale
Per il 2024, il taglio del cuneo fiscale (contributi previdenziali ridotti per i lavoratori dipendenti) è stato strutturale. Ciò significa che, pur non essendo una modifica diretta al 730, influisce sulle ritenute in busta paga e quindi sul risultato finale della dichiarazione.
Modifiche al Superbonus
Il Superbonus 110% è stato progressivamente ridotto. Per il 2025 (su spese 2024):
- La detrazione è al 65% solo per i condomini che hanno completato almeno il 60% dei lavori entro una certa data
- La cessione del credito è fortemente limitata
- Per le villette unifamiliari, non è più applicabile salvo casi specifici
Detrazioni per figli a carico
Dal 1° marzo 2022, le detrazioni per figli a carico sono state sostituite dall’Assegno Unico Universale, che viene erogato dall’INPS. Tuttavia, per i figli con più di 21 anni (fino a 24 se studenti universitari) o disabili gravi, le detrazioni ordinarie restano ancora applicabili in sede di dichiarazione.
Nuove detrazioni per sport e cultura
Sono state introdotte o rafforzate alcune detrazioni per l’attività sportiva dei ragazzi e per l’acquisto di abbonamenti a servizi culturali (musei, teatri, cinema). Verifica sempre l’ultima versione del modello per non perdere queste opportunità.
Digitalizzazione
Prosegue la spinta verso la digitalizzazione:
- Il 730 precompilato è sempre più ricco di dati (ora include anche i dati delle palestre e dei centri sportivi che trasmettono le quote di iscrizione)
- L’App IO integrata con l’Agenzia delle Entrate permette di visualizzare e accettare il 730 da smartphone
- Aumenta l’uso dell’identità digitale (SPID, CIE) per l’accesso ai servizi fiscali
Controlli più stringenti
L’Agenzia delle Entrate ha intensificato i controlli incrociati tra le spese dichiarate e quelle trasmesse da terzi (farmacie, banche, assicurazioni). Se dichiari spese non corrispondenti a quelle presenti nel sistema, potresti ricevere una lettera di compliance o un accertamento.
Errori comuni e come evitarli
Anche i contribuenti più attenti possono commettere errori nella compilazione del 730. Ecco i più frequenti e come evitarli.
Errore 1: dimenticare di inserire spese detraibili
Molti contribuenti non sanno che determinate spese sono detraibili e quindi non le inseriscono. Le più dimenticate:
- Spese veterinarie
- Abbonamenti ai mezzi pubblici
- Spese per attività sportive dei figli
- Premi assicurativi sulla vita e infortuni
- Spese per l’acquisto di occhiali da vista (con prescrizione)
- Erogazioni liberali a ONLUS
Come evitarlo: tieni un registro di tutte le spese sostenute durante l’anno, anche quelle che ti sembrano piccole. Nel dubbio, chiedi a un CAF o verifica online l’elenco aggiornato delle spese detraibili.
Errore 2: sbagliare la franchigia delle spese mediche
La franchigia di 129,11 euro si applica al totale delle spese mediche sostenute, non separatamente per ogni categoria. Un errore comune è calcolare la franchigia su ogni singola spesa invece che sul totale.
Esempio: hai speso 80 euro di farmaci e 100 euro di visite specialistiche. Corretto: totale 180 euro, franchigia su 180, detrazione su (180 – 129,11) = 50,89 euro. Errore: calcolare la franchigia su 80 (zero) e su 100 (zero), perdendo la detrazione.
Come evitarlo: somma sempre tutte le spese mediche prima di applicare la franchigia.
Errore 3: non conservare la documentazione
L’Agenzia delle Entrate può chiederti di esibire la documentazione delle spese dichiarate fino a 5 anni dopo la presentazione. Se non hai ricevute, scontrini o fatture, perdi il diritto alla detrazione.
Come evitarlo: crea un archivio (fisico o digitale) con tutte le ricevute, gli scontrini parlanti (con codice fiscale), le fatture e i bonifici. Conservali per almeno 5 anni.
Errore 4: confondere detrazione e deduzione
Molti confondono i due termini, ma la differenza è fondamentale:
- Detrazione: riduce l’imposta lorda (esempio: 19% delle spese mediche)
- Deduzione: riduce il reddito complessivo su cui si calcola l’imposta
Come evitarlo: quando inserisci le spese nel modello, verifica sempre se vanno nella sezione “Oneri detraibili” o “Oneri deducibili”.
Errore 5: non dichiarare tutti i redditi
Un errore grave è omettere redditi percepiti:
- Redditi da lavoro occasionale
- Affitti non dichiarati
- Plusvalenze da vendita di azioni o criptovalute
- Redditi da lavoro all’estero
Conseguenze: oltre alle sanzioni, l’Agenzia può recuperare le imposte non pagate con interessi.
Come evitarlo: raccogli tutte le certificazioni di reddito che hai ricevuto (CU, certificazioni di banca, di intermediari finanziari, ecc.) e verifica che siano tutte inserite.
Errore 6: sbagliare la dichiarazione per i familiari a carico
Regole importanti sui familiari a carico:
- Il reddito complessivo del familiare a carico non deve superare 2.840,51 euro (nel 2024)
- Per i figli under 24, il limite sale a 4.000 euro
- Se separi il coniuge, attenzione agli assegni di mantenimento
Come evitarlo: verifica sempre i redditi dei familiari che intendi dichiarare a carico. Se hai dubbi, chiedi al CAF.
Errore 7: non considerare le addizionali comunali e regionali
Se hai avuto due o più datori di lavoro, è probabile che non abbiano calcolato correttamente le addizionali comunali e regionali. Questo può portare a un debito a conguaglio.
Come evitarlo: se hai cambiato lavoro o hai avuto più rapporti di lavoro, preparati a un possibile debito. Puoi chiedere al datore di lavoro di aumentare le ritenute nel corso dell’anno per evitare il conguaglio.
Errore 8: accettare il precompilato senza verificarlo
Il precompilato è comodo, ma non è perfetto. Errori possibili:
- Mancano spese sanitarie (se farmacia o medico non hanno trasmesso i dati)
- Mancano CU (se un datore di lavoro non ha inviato i dati in tempo)
- Dati catastali errati
Come evitarlo: controlla sempre che tutti i dati siano presenti e corretti, anche se intendi accettare il modello senza modifiche.
Errore 9: sbagliare la rateizzazione
Se hai un debito, il datore di lavoro di solito lo rateizza automaticamente. Ma se l’importo è alto (oltre 1.000 euro), puoi chiedere una rateizzazione più lunga.
Come evitarlo: se il debito è elevato, contatta il tuo sostituto d’imposta per concordare una rateizzazione che non ti metta in difficoltà finanziarie.
Errore 10: presentare il 730 quando serve il Modello Redditi PF
Non tutti possono usare il 730. Se hai partita IVA, redditi da lavoro autonomo significativi, o redditi esteri, devi presentare il Modello Redditi PF.
Come evitarlo: se hai dubbi sulla tua situazione, consulta un professionista prima di presentare il 730. Presentare il modello sbagliato può portare a sanzioni.
Consigli finali
1. Inizia per tempo: non aspettare gli ultimi giorni di scadenza. I CAF sono più gestibili a maggio-giugno che a settembre.
2. Organizza la documentazione: tieni un raccoglitore o una cartella digitale con tutte le ricevute, ordinate per anno.
3. Usa il precompilato come base, ma non fidarti ciecamente: verifica e integra.
4. Se hai dubbi, chiedi: un consulto da un CAF o da un commercialista costa poco e può farti risparmiare molto.
5. Non dimenticare la firma: sia per la dichiarazione congiunta che separata, la firma è obbligatoria.
6. Conserva la ricevuta: dopo l’invio, stampa o salva la ricevuta di avvenuta presentazione.
Perché conviene presentare il 730 anche se non obbligatorio
Anche se non sei obbligato a presentare la dichiarazione, spesso conviene farlo. Ecco perché:
- Potresti avere diritto a rimborsi per spese mediche o altre detrazioni
- Potresti recuperare le ritenute su interessi bancari (bollo e imposte)
- Potresti usufruire di detrazioni per l’affitto o il mutuo
- Potresti recuperare il 5 per mille e l’8 per mille
Per non perdere queste opportunità, presenta il 730 anche se non sei obbligato.
—
*Questo articolo ha uno scopo informativo e non sostituisce la consulenza di un professionista abilitato. La normativa fiscale è soggetta a modifiche e variazioni annuali. Per la tua situazione specifica, consulta un CAF, un commercialista o verifica direttamente sul sito dell’Agenzia delle Entrate (www.agenziaentrate.gov.it) le disposizioni aggiornate.*







